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OPINIONI

23/08/2017, 14:13

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LA-LEGGEREZZA-DEGLI-ONERI-DI-URBANIZZAZIONE-IN-EMILIA-ROMAGNA---di-Alessandra-Federici


 di Alessandra Federici



Per molti anni , troppi ,la rendita immobiliare ha retto il mercato fittizio e alimentato un consumo di suolo insostenibile.Continuare a costruire altri edifici è pericoloso, infatti andando ad ampliare l’offerta, si andrà ad incidere pesantemente sul deprezzamento degli stessi, già oggi con valori vicini ad un terzo rispetto a quelli pre-crisi, con grosse perdite patrimoniali per i cittadini spesso con mutui a carico.

Abbiamo costruito tantissimo e incassato oneri di urbanizzazione bassissimi, privilegiando i costruttori , ai danni delle nostre città; tralasciando completamente " la vera emergenza abitativa".In piena bolla immobiliare , mentre i prezzi delle case aumentavano fino al 60% e i ricavi delle imprese costruttrici sfioravano l ’82% , gli oneri di urbanizzazione destinati ai Comuni rimanevano irrisori.

Questo sommato ai tagli governativi agli Enti Locali, riduceva ulteriormente la capacità di investimento delle nostre amministrazioni. Naturalmente questo processo è avvenuto anche nella nostra Regione. Tutti noi sappiamo , che dal 1977, le imprese costruttrici, devono corrispondere una quota contributiva ai Comuni, che dovrà essere reinvestita per le opere di urbanizzazione di intere aree di patrimonio pubblico, ma dal 2005, le leggi finanziarie stabiliscono che alcune quote di queste somme possano essere inserite in spesa corrente sottraendole di fatto agli investimenti.

La Regione Emilia Romagna impone oneri di urbanizzazione tra i più bassi d’Italia, infatti mentre la media nazionale è attorno ai 100/150 euro al mq, ( con punte a Firenze di 480 euro al mq), Bologna si attesta a 98 euro al mq. Se, a questo aggiungiamo che , dal 2008 al 2011, in Regione, circa il 40% del contributo di costruzione è stato spostato dagli investimenti alle spese correnti, il gioco è fatto.Il decennio d’oro della crescita immobiliare ha portato vantaggio ai soli costruttori , andando a scapito dei nostri comuni, che hanno visto entrate sempre meno sostanziose e minor spazio di manovra sugli investimenti strutturali.

Una scelta, questa, che ha visto nelle casse regionali , una perdita di denaro pari a circa 500 milioni di euro, (va sottolineato tra l’altro che mancano circa 600 milioni di euro per completare la ricostruzione post- sisma del 2012).La cifra negata ai comuni è ingente.Se le risorse fossero arrivate nelle casse comunali, avremo avuto certamente , un’attività edilizia divisa in maniera più equa tra pubblico e privato , a beneficio di tutte le nostre comunità. 


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