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10/09/2017, 20:02

estrazioni,idrocarburi.royalties



BILANCIO-DI-COMUNITÀ---di-Zanzi-e-Federici


 - di Zanzi e Federici



Pubblichiamo un documento che la nostra federazione sta compilando, sul tema delle estrazioni di idrocarburi, è ancora in elaborazione, ma vogliamo condividerlo per consentire a tutti integrazioni.

MEMORIALE  

BILANCIODI COMUNITÀ (COSTI E RICAVI ESTRAZIONI GAS METANO IN BASSA ROMAGNA) 

SCHEDA 1, PARTE PRIMA: 

Costi economici misurabili in danno ambientale ealle comunità agroalimentari come quella della Bassa Romagna. I danni provocati dallasubsidenza sono molteplici e non quantificabili con assoluta certezza. Ilnostro territorio è a rischio subsidenza naturale, trattandosi di una pianaalluvionale, in cui i sedimenti che la formano sono naturalmente soggetti adabbassamento per compattazione, non è pensabile né ragionevole, veder sommatala subsidenza di origine antropica prodotta dall’ estrazione di risorse qualigas naturale e acqua da pozzi artesiani dal sottosuolo. Scopriamo quindi, cheil nostro è un territorio fragilissimo. e che con le estrazioni, i rischiaumentano e i tempi si accorciano.   

Nel rapporto della ProtezioneCivile della Bassa Romagna, a pag.14, questo rischio viene ben evidenziatodichiarando che la subsidenza artificiale si verifica in tempi più brevi.Questo viene, ulteriormente confermato, da altri studi, specie quellicommissionati dalla regione Emilia Romagna all’ Università di Padova, durantela moratoria Errani a seguito del terremoto dell’Emilia del 2012. L’abbassamento del suolo produce effetti negativi su molti aspetti delterritorio. Partiamo dai danni all’ agricoltura, motore cardine della nostrabella campagna.  Il rischio alluvionale potrebbe diventare sempre piùfrequente. Il cambio climatico in atto è ormai da tutti confermato (tranneTrump) e fa vedere il suo effetto anche nelle nostre zone, con periodi di lungasiccità e frequenti fenomeni temporaleschi molto simili a tempeste tropicali.   

La subsidenza mette a duraprova la pendenza dei canali e di fatto tutta la rete scolante capillare eanche la portata storica del nostro fiume Senio risulta totalmente inadeguata eviene definita dal Presidente del Consorzio di Bonifica della Romagna (Dott.Cangini) una vera e propria " bomba ad orologeria". Lo stessodichiara inoltre, che se la previsione di subsidenza indotta dalle estrazioni,risultasse superiore, la situazione per i piccoli e grandi corsi d’acquadiventerebbe insostenibile. Il Consorzio di Bonifica, lamenta la necessità diulteriori stanziamenti per provvedere ad interventi su molte altre criticitàpresenti sul nostro territorio. La regione E. Romagna si è dotata, inconformità all’ art.7 della direttiva n. 60 del 2007, recepita in Italia con ild. lgs 49/2010 dei piani di rischio di alluvioni. I Piani di gestione delrischio alluvioni (adottati il 17 dicembre 2015), sono stati approvati il 3marzo 2016 dai Comitati Istituzionali delle Autorità di Bacino Nazionali. Ilterritorio della regione E: Romagna è interessato da 3 nuovi Piani: Il PGRA deldistretto padano, del distretto dell’Appennino Settentrionale e del distrettodell’appennino Centrale. Nei Piani le aree in pianura sono tutte classificate arischio alluvionale. La classificazione avviene attraverso tre livelli dipericolosità. basso, medio e alto e quattro livelli di rischio (da moderato onullo a molto elevato): ad esempio tutto il territorio della Bassa Romagna èclassificato con pericolosità tra medio e alto (due livelli superiori) erischio moderato e medio con punte di elevato a ridosso dei centri urbani. Unodegli obiettivi del Piano è quello, ovviamente, di prevenire il fenomeno dellasubsidenza che accentua i rischi di allagamenti a seguito di eventi meteoriciimportanti e ridotta capacità di dilavamento della rete di bonifica a causadella riduzione delle pendenze.  

 Crediamo non servasottolineare la contraddizione che emerge dai danni e dati citati. Non dobbiamoinoltre dimenticare di evidenziare come le variazioni di pendenze dei canali discolo, favorisce l’ingresso di salina, che già compromette l’agricoltura vicinoalla zona costiera. Tutto questo processo va ad incidere in maniera pesante suicosti sociali in termini di perdite di posti di lavoro, a cui andranno aggiuntele riduzioni di ore effettive lavorate in agricoltura.  Si avrannoripercussioni sui tempi di lavori dedicati alla conservazione e trasformazionedei prodotti della nostra terra. Avremo inoltre, una svalutazione reale delvalore delle aree agricole, considerate a rischio alluvionale.    

Gli enti Locali avranno unpesante incremento dei costi per sostenere le spese di risanamento dei danni.La Protezione Civile si è già attivata con vere e proprie simulazioni di interventoin caso di alluvione. Le ricerche (o prospezioni) e le relative estrazioni digas possono indurre una micro-sismicità (non diretta) dovuta da tensioninaturali fino a 3.5° della scala Richter. Ricerca ed estrazione produconoinquinamento. I materiali di scavo ed i liquidi estratti sono contaminati dallesostanze utilizzate per fluidificare i terreni ed aiutare lo scavo (glicoli).Avremo fanghi tossici da smaltire ed anche una quantità di acqua notevole dabuttare che in tempi di siccità è intollerabile. Ogni volta che si estraemetano, lo si distribuisce e lo si usa, molecole di esso sfuggononell’atmosfera. Il metano combusto produce fino al 50% di CO2 in meno rispettoad altre fonti fossili, ma al contrario di tutti gli altri combustibili, che sevengono persi danno origine ad inquinamento locale (vedi sversamenti), quandoviene disperso aumenta a dismisura il riscaldamento globale, infatti la sua capacitàdi riscaldamento (GWP Global Warming Potential) è 25 volte superiore quellodella CO2. Quindi ogni molecola di metano combusto dispersa in atmosfera (siada un fornello, caldaia, pozzi o metaniere) produce l’effetto serra di 25molecole di CO2.  

I danni generati dalle estrazionisono permanenti ed irreversibili, in quanto il terreno che si abbassa (subsidenza)non si rialzerà più. Possiamo quindi concludere che, le estrazioni dicombustibili fossili non porta nessun vantaggio per i cittadini, ma solo dannicerti. 

SCHEDA 2: vantaggi pubblici da estrazione.  

Partiamodai dati forniti nel Rapporto Legambiente su Estrazioni di Idrocarburi prodottonel 2012. Il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico), ci dice che le stimedelle riserve certe di idrocarburi ammontano a 76 Mt (milioni di tonnellate) dipetrolio e a 50 Mt di gas, su tutto il territorio nazionale. Risorse checoprirebbero il fabbisogno nazionale per poco più di un anno per il petrolio eper soli 9 mesi del gas.Sene deduce, quindi, che avremmo uno sviluppo economico ed occupazionale di bencorto respiro senza fra l’altro coprire l’intero fabbisogno nazionale. Nel casodei pozzi Longanesi la quantità del gas metano (1.350.000.000 mc) estrattacoprirebbe il fabbisogno della provincia di Ravenna per soli 5 mesi. La RegioneEMILIA ROMAGNA nel 2011, ha estratto in un anno il 12.5% di tutte le risorsedell’Italia Centrale.Vediamoora cosa ne deriva in termini economici dalle estrazioni di idrocarburi:LeROYALTIES sono dei pagamenti di quote per i diritti di sfruttamento, uso edistribuzione o commercializzazione di energie fossili estratte dal suolo osottosuolo di proprietà pubblica e privata.Possiamodire quindi che, a fronte dei rischi e possibili effetti sul territorio, lecompagnie, riconoscono delle royalties allo Stato, alle Regioni, ai Comuni. Questegravano per il 7%  sugliidrocarburi in terra ferma (a bocca di pozzo), con l’eccezione degliidrocarburi estratti a mare per i quali l’aliquota è del 4%. A seguito delDecreto Sviluppo del giugno 2012, hanno raggiunto il 10% in terraferma ed il 7%in mare, e comunque ben inferiori alle compensazioni nel resto del mondo, cheoscillano tra il 20% e l’80%.Soloper citare un esempio, in Norvegia le royalties sono pari al 70%.Sein Italia, le royalties dovute fossero anche solo il 50%, avremmo avuto nel2011 un gettito di 1.500 milioni di euro, a fronte di uno pari a 209 milioni dieuro.Nondimentichiamo inoltre, che alle compagnie estrattrici, sono riconosciute delleriduzioni per tener conto delle spese sostenute per avviare i pozzi al consumoe quote esenti: la cosiddetta franchigia e cioè la quota estratta sotto laquale non è dovuto nessun pagamento pari a 20.000.000 di mc annui.Nell’attualesituazione produttiva italiana, circa il 30% della produzione del gas e del 7%di quella di idrocarburi liquidi, è esentata dal pagamento delle royalties.Consideratoche le quantità estratte sono ben al di sotto del consumo nazionale e che ilnostro petrolio è di qualità scadente, con valori inferiori a quelli comunicatidai mass media, le royalties, costituiscono comunque un introito per lo Stato,Regioni e Comuni coinvolti nelle attività estrattive.Unaltro regalo alle aziende del gas ed il petrolio che il nostro paese elargisce,è il mancato adeguamento del canone annuo per permessi di ricerca oprospezione. I canoni sono davvero irrisori: vanno dai 3.40 euro per kmq per laprospezione, ai 6.82 euro per kmq per i permessi di ricerca, fino ai 55 europer le attività di coltivazione. Facile dedurre che un eventuale adeguamentoporterebbe nelle casse dello Stato, cifre molto più ingenti. 

Matorniamo ai versamenti delle royalties che vengono effettuati direttamente daiconcessionari con destinazioni diverse secondo le localizzazioni delleproduzioni:

1)concessioni di coltivazione in terraferma (Regioni a Statuto Ordinario): 55%alla Regione, 15% ai Comuni interessati e 30% allo Stato. 

2)concessioni di coltivazioni in mare territoriale: 55% alla Regione adiacente e45% allo Stato. 

3)concessioni di coltivazione nelle piattaforme continentale 100% allo Stato. 

Nel2009 è stato introdotto l’art.45 (ai sensi dell’art.19 del Decreto Legislativon.625/1996), nel quale è previsto un aumento annuale del 3% dell’aliquota acarico della società estrattrice.Talequota dovrebbe andare ad incrementare il fondo preordinato alla riduzione deiprezzi alla pompa del carburante per i residenti delle Regioni ospitanti leestrazioni e i rigassificatori.Durantel’estate appena trascorsa 2017, in Regione EMILIA ROMAGNA viene approvata unalegge comunitaria che prevede una diversa ripartizione delle quote delleroyalties tra la Regione ed i Comuni ospitanti.Questoperò solo per le nuove coltivazioni (la coltivazione Longanesi ne resta fuori).Lanuova norma consentirà alla Regione di versare una quota del 30% delle proprieroyalties ai Comuni ospitanti le bocche di pozzo. 

E’previsto un risarcimento diretto alle famiglie che vivono di redditoagroalimentare (sono previste indennità per danni diretti solo ai fabbricatiche sorgono nel raggio di 500 m. dalla testa di pozzo).Perrendere meglio l’idea è giusto dire che nel caso specifico dei pozzi Longanesil’area interessata dalla subsidenza e dalla micro-sismicità indotta ha unraggio di 7 km.Sipuò quindi concludere affermando che: erosione della costa e subsidenza sonofenomeni naturali che interessano la nostra Regione, ma che le trivellazioni inmare ed in terraferma restano un importante concausa di tali fenomeni.Esisteperciò uno squilibrio tra l’ammontare dei danni e le royalties corrisposte ainostri territori, infatti le cifre incassate da Regione e Comuni non ripaganonemmeno tutta la sabbia persa nella nostra costa emiliano-romagnola.  

Zanzi -Federici




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