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09/07/2017, 12:43

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Emergenza-idrica-ed-il-Comune-di-Cervia-vende-azioni-di-Hera---Gruppo-SI-di-Cervia


 dal Gruppo SI di Cervia



I dati che stanno circolando in questi giornisulla diminuzione della disponibilità d’acqua, sul crollo delle precipitazionie della portata di fiumi e sorgenti e sull’aumento delle temperature medie,fanno emergere in tutta la sua drammaticità l’acuirsi di unacrisi idrica che viene da lontano ed è il risultato principalmentedell’attività umana: sovrasfruttamento e inquinamento delle falde acquifere,inquinamento del reticolo fluviale superficiale, urbanizzazione, ecc.. 
Nel dibattito che si sviluppa ogniqualvolta si parla di crisi idrica, legrandi lobby economico-finanziarie s’inseriscono sempre per rilanciare la lorounica strategia volta alla mercificazione del bene acqua.Per contrastare questa insensata tendenza, ispirata esclusivamente damotivi economici, in barba alla responsabilità sociale d’impresa che,soprattutto nel campo dei beni comuni, dovrebbe invece rappresentare laprincipale se non l’unica guida, già nel 2007 è stata presentata in Parlamentouna proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazionedell’acqua, per la quale sono state raccolte oltre 400.000 firme, conl’obiettivo di sottrarre le reti, il ciclo idrico integrato e l’erogazionedell’acqua alle leggi del mercato e per garantirne la gestione interamentepubblica ed il controllo diretto da parte della comunità locale.Purtroppo il Parlamento italiano non solo non ha esaminato la proposta dilegge d’iniziativa popolare ma il 19.11.2009 ha convertito in legge ilDL n.135/2009 che, all’art. 15, include molti servizi di interesse generale,fra cui quelli idrici, fra i "servizi pubblici di rilevanza economica"imponendone di fatto la privatizzazione a far tempo dal 1° gennaio 2012. 

Per l’ennesima volta si è provato a cancellarecon un tratto di penna e a rimuovere dalla coscienza delle persone le realicause di una crisi che, come scriveva V. Shiva già nel 2003 nel libro "Le guerre dell’acqua", è una crisi ecologica che ha cause commerciali ma non soluzioni di mercato.Bene ha fatto il Consiglio Comunale di Cerviache, con l’ordine del giorno del 20 maggio 2010, ha impegnato il Sindaco e laGiunta "ad avviare tutte le azioni opportune al fine di contrastare le normerecentemente approvate riguardanti la privatizzazione della gestione dellerisorse idriche e di tutti gli altri servizi di interesse generale; ... definire le azioninecessarie per garantire una gestione ed un governo pubblico delle risorseidriche del territorio"; a modificare lo Statuto per "confermare il principiodella proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tuttele acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo,sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri disolidarietà". 

Oggi dobbiamo purtroppo constatare che si trattava solo di belleintenzioni alle quali non sono seguiti minimamente fatti.Al contrario la Giunta Comunale ha fatto di tutto per disattenderle,nonostante il referendum del 12-13 giugno 2011, quando 26 milioni di cittadini,il 95% dei votanti, hanno votato per affermare il principio che l’acqua è unbene comune e va per questo sottratta al mercato.Gli interventi del Governo (con uno deidecreti Madia poi parzialmente bloccato dalla Consulta) , poi del Parlamentoe infine del Consiglio di Stato, ha di fatto azzerato il pronunciamentoreferendario ed hanno creato un paesaggio dell’Italia dell’acqua in cui lapresenza di aziende private è sempre più importante, sempre piùpredominante. 

Ricordiamo altresì che, in occasione delle elezioni amministrativedel 2014, Sinistra Ecologia e Libertà aveva chiesto al PD ed al candidato Sindaco diadoperarsi nelle sedi opportune per la ripubblicizzazione del Servizio IdricoIntegrato, per sottrarre l’acqua alle logiche finanziarie del mercato e che insede di definizione del programma di mandato del candidato sindaco, il PD diCervia e Luca Coffari abbiano sottoscritto questi punti. Invece nel 2015 l’Amministrazione di Cervia haridotto le quote di partecipazione in HERA dando mandato a Ravenna Holding dilanciare una campagna di vendita di un pacchetto di azioni pubbliche. Inoltre, nei giorni scorsi l’Amministrazionecomunale ha venduto, attraverso una procedura accelerata, altre 1 milione e 100mila azioni Hera, per un controvalore di oltre 3 milioni di euro, sostenendoche comunque gli azionisti pubblici aderenti al Patto parasociale, anche colmeccanismo della cosiddetta maggiorazione di voto e con la foglia di fico deldecreto del governo Renzi (che ha stabilito che nelle società pubbliche quotatein borsa la governance rimane pubblica anche riducendo al 45% le quotepossedute), continuano a detenere il controllo della società.Ma ancora una volta si sposta l’accento sumotivazioni di ordine esclusivamente economico-finanziarie, che non tengono innessun conto non soltanto la volontà popolare espressa con referendum eproposte di legge ma nemmeno dei loro stessi ordini del giorno.Ma anche volendo rimanere nel campo economico,dobbiamo constatare che le tariffe dell’acqua sonoaumentate più di ogni altro servizio pubblico, arricchendo i gestori coningenti utili, che di fatto,  quando gli azionisti sono pubblici, sitraducono in una tassa sui consumatori finali; che gli investimenti sonoin decisa flessione; che le perdite delle reti aumentano (secondo Utilitalia,su 100 litri di acqua messi nelle reti ben 39 si perdono per strada)quindi se l’obiettivo della gestione dell’acqua «privata» in Italia eraquella di ridurre gli sprechi, si può ben dire che sia stato mancato di granlunga. 

Allora appare evidente che c’èqualcosa che non torna anche sul piano dell’efficienza del servizio e quindisotto l’aspetto economico. Insomma, il giudizio di fallimentodell’attuale sistema di gestione dell’acqua è un dato di fatto ben difficilmentecontestabile che dovrebbe portare ad un’inversione di rotta immediata soprattuttoalla luce della pesante crisi idrica in atto. Invece il Comune di Cervia vendeazioni che rappresentano il valore dei terreni, dei fabbricati, dellereti del Servizio Idrico, delle Isole Ecologiche, cedute alla società digestione. Se e quando l’Amministrazione comunale volesse tornare nel pienopossesso di  quegli impianti e di quellestrutture, che nel frattempo avranno quantomeno mantenuto il valore di cessione,non avrà più il pacchetto azionario necessario a riscattarli, né avrà, data laperenne mancanza di liquidità, la disponibilità economica per acquistare azionisul mercato, pregiudicandocosì definitivamente la possibilità di ripubblicizzare il Servizio IdricoIntegrato.  

Cervia, 9 luglio 2017                                                                                     

SinistraItaliana                                                                                    
Circolo di Cervia


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